Wired intervista un Cracker

Wired,

nota rivista mensile statunitense ha intervistato in Italia un Cracker ed ha riportato integralmente l’intervista su Wired Italia.

L’intervista la ritengo un plus da leggere quando si hanno due minuti per ridere, insomma nulla di nuovo…il mondo dei Cracker, dei possessori di BotNet si conosce…ogni giorno ci si sveglia con il pericolo di avere la Postale in casa ed un processo a proprio carico.

Il ragazzo dice che è il suo unico sistema di sostentamento ma forse non conosce quanto gli costerebbe una causa legale per difendersi dai reati che dice di commettere.

Dopo il salto l’intervista integrale…

Riuscire a rintracciarlo è stato un percorso lungo e difficile come altrimenti non poteva essere. E per parlare con noi ha dettato le sue condizioni, insindacabili. E visto e considerato quel che fa, accettarle è stato facile, non solo per una questione deontologica, ma anche e soprattutto perché correre il rischio di vedere computer e chissà che altro violati per vendetta, non lasciava tranquilli. Dunque non ci saranno nomi, nickname e nazionalità. Di lui possiamo dire che è un mercenario ed è un cracker (ce lo spiegherà lui), cioè, secondo il progetto Hackers Profiling, colui che rimuove le protezioni dei programmi commerciali o distrugge i sistemi informatici esclusivamente per profitto personale o per dimostrare che può arrivare ovunque.

Hacker per scelta o per convinzione?

Io non sono un hacker, io sono un cybercriminale, e ne sono fiero. Comunque è per scelta. E’ l’unica risorsa economica che ho nel mio Paese. Considera che qui le università funzionano molto bene, nel senso che ti formano bene, ma poi, una volta fuori, non c’è lavoro. Per molti di noi alla fine il cybercrime è l’unica via possibile, specie alla mia età. Se poi consideri che i rischi sono davvero bassi… LOL!.

E’ solo una questione di denaro o c’è dell’altro?

Beh, denaro, sfida. Sai…mi piace avere bei vestiti, la motocicletta, un giorno avrò una Bmw (a quattro ruote però), forse riuscirò a dare ai miei una casa decente, aiutare le mie sorelle…

Quando ha iniziato? Perché? E’ stato facile?

Verso i 15 anni. Prima non c’erano le infrastrutture, i modem andavano troppo lenti. Poi è arrivata l’ADSL. Ma all’inizio usavo il satellite di un ISP amico dove facevo dei lavoretti ogni tanto, ed in cambio mi faceva andare sul web.

Hai paura di essere piratato da qualche altro cracker?

Intendi bucato? Sì, è normale, ogni tanto degli altri mi ownano la botnet, ma io li caccio, me ne accorgo abbastanza in fretta. Oppure, ogni tanto ci sono alleanze… e dividiamo i Clienti o i PC zombie.

Qual è la parte più divertente della tua ‘professione’?

Spiare le cose private dei singoli utenti: non i conti bancari e le password (quelle già fanno ridere) ma le foto delle vacanze, della moglie, le loro cose personali… la gente oggi sui PC tiene davvero di tutto.

Siete dei solitari oppure vi conoscete, esistono spazi virtuali comuni dove vi incontrate?

Beh…dato il lavoro che faccio, bisogna fare attenzione, non parlare troppo in giro, non esporsi. Sono oramai 2 anni che FBI e Interpol arrestano gente come me, perché ha parlato troppo sui forum o lasciato troppe info su sé stesso. Come spazi virtuali ci sono i forum, altrimenti non potremmo rivendere le informazioni, le carte di credito, gli skimmer, etc. etc.

Di cosa ha paura un cracker?

Paura? Che un giorno tutto finisca, e che mi sbattano in un carcere del mio Paese. Che non è come essere in carcere in Italia, a quanto so.

Via – Wired