Un software per prevedere le infiltrazioni criminali

Conoscere i fattori di rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in un appalto pubblico può essere una questione di minuti. L’intuizione di Steven Spielberg, che in “Minority report” (dal racconto di Philip K. Dick) immagina una Washington del 2054 dove gli omicidi vengono cancellati grazie al sistema Precrime, diventa realtà.

Transcrime, centro di ricerca sul crimine internazionale gestito da Università di Trento e Università Cattolica del Sacro Cuore ha messo a punto Ris.I.C.O 1.1 Beta, software frutto di una collaborazione con il ministero dell’Interno, pensato per le forze dell’ordine. Grazie a questo sistema gli investigatori inserendo nel programma il nome dell’azienda appaltatrice, il tipo di gara, le procedure, gli eventuali sub-appalti, avranno in risposta le percentuali di rischio su quel caso specifico. I fattori sono suddivisi in tre livelli: rischio appalto, impresa e persone coinvolte. La media dei tre viene poi ponderata con l’indice di contesto criminale in base ai dati raccolti dalle forze di polizia su criminalità, omicidi di stampo mafioso, associazione a delinquere, scioglimento delle istituzioni locali per mafia, beni confiscati e reati legati agli appalti in quella zona.

Si ottiene così una graduatoria degli appalti pubblici più a rischio di infiltrazione mafiosa.
«Quello che abbiamo elaborato», precisa Ernesto Savona professore di criminologia
all’università Cattolica di Milano e direttore del centro studi Transcrime «non è un modello in grado di identificare le infiltrazioni, ma il rischio che episodi di questo genere si verifichino». E le certificazioni antimafia? «Quelle non servono assolutamente a nulla l’abbiamo sperimentato con grande chiarezza. É ora di sostituirle con qualcosa di più efficace».

Il sistema potrebbe essere molto utile, ad esempio, in vista delle opere per l’Expo 2015 di Milano. «I pericoli ci sono ovunque, non sono fatti particolare di Milano. Perché la criminalità non si infiltra, ci sono rischi frodi, corruzione e dietro a quelle catene di illeciti ci può essere la criminalità ma può anche trattarsi di un fatto corrutivo locale». Spesso, dice Savona «è la stessa gara d’appalto che produce opportunità criminogene. A volte i punti di vulnerabilità sono proprio in coloro che creano quella gara», perciò «nel sistema amministrativo bisogna ripensare all’enorme discrezionalità con la quale i funzionari pubblici possono concedere gli appalti». Savona ricorda come nel 2000 la Commissione anticorruzione varata dal Parlamento non sia mai riuscita a trasformare le proprie proposte in leggi «perché più o meno tutte le forze politiche si sono opposte».

Ma Transcrime ha messo a punto anche percorsi tecnologici, organizzativi e formativi per lo sviluppo della cooperazione tra polizie e cittadini. E ha elaborato alcune ricerche per il contrasto della criminalità sul territorio. Uno dei risultati più importanti di questi studi dimostra come pochi luoghi producano la grande maggioranza dei reati. Perciò un’attività di prevenzione efficace dovrebbe seguire passo passo quelle zone in modo da arrivare ad anticipare il reato prima che venga commesso. Gli hot spot, i punti caldi, si formano perchè ci sono alcune caratterirstiche ambientali che generano opportunità criminali. Comprendere queste caratteristiche – secondo Transcrime – significa poter ridurre i reati.

Via Padova a Milano, per dire, è un hot spot. «Ma quello che ci manca su questa zona», lamenta il professor Savona sono dati aggiornati. «Abbiamo una fotografia sfuocata, bloccata al 2001. E senza elementi reali non possiamo fare analisi e sviluppare policies». Politiche di questo tipo in genere prevedono di «evitare che ci sia una concentrazione di fattori di rischio come i bar, i call center, presupposti del fatto che nella zona si radunino diverse etnie. Ci sono inoltre persone a basso tasso di nuclei famigliari, c’è una situazione di malcontento e di disagio sociale. Ma i pericoli – prosegue Savona – diminuiscono in presenza di fattori protettitivi, come maggiore coesione sociale e più strumenti di aggregazione».

Le ultime ricerche dimostrano che il disordine aumenta se i cittadini non si rendono conto che c’è un problema. «Ma quando i residenti diventano consapevoli disagi e criminalità diminuiscono con il crescere delle occasioni di integrazione». Interventi mirati, sottolinea Savona consentono miglioramenti anche nei quartieri limitrofi «quello che avviene è la diffusione dei benefici, c’è una sorta di effetto domino sulle zon vicine».

Fonte