Articoli

ROMA – Salta dalla legge comunitaria la norma, battezzata ‘bavaglio al web’, secondo la quale un qualunque soggetto interessato avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell’accesso alla medesima.
La norma, che era stata introdotta in commissione alla Camera su iniziativa del leghista Gianni Fava, è stata cassata dall’Aula con l’approvazione di sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc. Gli emendamenti hanno cancellato l’intero articolo 18 del testo e sono passati con 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni.

Di Pietro: “Grande vittoria”.
“Oggi è una grande vittoria per tutti noi. Siamo riusciti a bloccare l’ennesimo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, uno degli ultimi spazi di libera informazione. E’ stata una battaglia per la democrazia che abbiamo portato avanti e continueremo a sostenere fermamente. Alla Lega e a Fava, che aveva presentato un emendamento alla legge comunitaria, volto a censurarci e a tutti coloro che, anche in passato, hanno provato a fare lo stesso ripetiamo: giù le mani dal web, la libera informazione non si tocca”. Così scrive il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sulla sua pagina Facebook.

Pd: “Soddisfazione”. ‘La grande mobilitazione sul web e la nostra battaglia in Aula hanno sconfitto il maldestro tentativo di stampo leghista di mettere un ‘bavaglio alla rete”, afferma Alberto Losacco, deputato del Pd. “Siamo perciò molto soddisfatti per il voto di oggi: la tutela del diritto d’autore e la lotta alla contraffazione meritano una norma specifica compatibile con la libertà d’informazione e lontana da ogni possibilità di censurare la rete”.

Fli: “Italia riallineata all’occidente”. “L’abrogazione della norma Fava ripristina una situazione di normalità sul diritto d’autore in rete e riallinea l’Italia a ciò che avviene in Europa e in occidente”. Lo affermano in una nota congiunta Flavia Perina e Benedetto Della Vedova, deputati di Futuro e Libertà, cofirmatari di un emendamento per la soppressione di quello che è stato definito il ‘Sopa’ italiano. “Ciò non toglie comunque”, sottolineano, “che alcune delle preoccupazioni sottese a quella norma, soprattutto in tema di contraffazione e di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, vadano ulteriormente approfondite in una successiva sede di esame e contemperati con i diritti di libertà di Internet. Bisogna però usare raziocinio e prudenza, perchè una scelta che nasce da buone intenzioni può avere pessimi esiti. Come è avvenuto in questo caso”, concludono Perina e Della Vedova.

Radicali: “Sconfitta della repressione”. “Il voto contrario a larga maggioranza sull’emendamento presentato dall’on. Fava è l’ennesima sconfitta della strategia della repressione rispetto ai nuovi modelli di fruizione e creazione dei contenuti abilitati dalla rete. La terza sconfitta in pochi mesi”. Lo dichiara in una nota Luca Nicotra, segretario dell’associazione radicale Agorà digitale.
Prosegue la nota: “Essa arriva dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di agcom e l’abrogazione del comma ammazza-blog e ammazza-wikipedia contenuto nella legge sulle intercettazioni. Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la rete affida ai cittadini. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta. I dati sullo sviluppo del mercato legale rilasciati oggi dimostrano chela strategia repressiva che ha fermato lo sviluppo della rete in Italia non ha più senso”.

Fonte | Repubblica

Proprio mentre la famosa legge SOPA viene accantonata dagli Stati Uniti d’America in Italia ripercorriamo gli stessi avvenimenti grazie al disegno di legge Anti-Web presentato dall’On. Fava (in foto) di Lega Nord al parlamento Italiano nel 2011 che ha recentemente ottenuto il via libera della Commissione Politiche Comunitarie, divenendo la più attuale e pericolosa minaccia alla libertà di parola online ed allo sviluppo dell’e-commerce.

La legge autorizza la rimozione di contenuti WEB quale vi fosse una presunta, e quindi non accertata, violazione di una normativa in vigore. L’avv Guido Scorza ci porta il seguente esempio:

Come dire che se un fornitore di hosting viene informato che un determinato utente ha pubblicato uno spezzone di un video del grande fratello in violazione – anche solo presunta – dei diritti di RTI, esso è tenuto a procedere alla rimozione di ogni analogo contenuto, anche se pubblicato da un altro utente.

Il WEB è la nostra libertà, DIFENDIAMOLA!

Per tutti i dettagli vi invito a leggere l’esaustivo articolo di Guido Scorza su Wired.

E’ iniziato lo scorso 30 marzo, con una seduta di ben venti minuti (dalle 8,40 del mattino alle 9) della VIII Commissione del Senato, l’esame in Parlamento di due disegni di legge sulla net neutrality. Il primo, il n. 1710, presentato nell’ormai lontano 23 luglio 2009 dal senatore Vincenzo Vita ed altri, e il secondo, il n. 2576, presentato solo nelle scorse settimane (24 febbraio 2011) dal sen. Butti ed altri.

La seduta è durata appena il tempo di consentire al sen. Baldini di illustrare per sommi capi il contenuto dei due disegni di legge e al sen. Vimercati di proporre un elenco di soggetti da audire e la costituzione di un comitato ristretto per la predisposizione di un testo unificato dei due disegni di legge, il cui esame è stato avviato congiuntamente al disegno di legge 1988 in materia di accessibilità dei siti internet da parte dei soggetti disabili.

Come ricordato dal relatore Baldini, entrambi i disegni di legge si soffermano “sulla necessità di garantire la net neutrality, definendola come il principio secondo cui una rete a banda larga debba essere ‘priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano all’interno della rete internet’” e rilevano la necessità di prevenire o regolamentare “i fenomeni di network management, ossia l’insieme di quelle pratiche che comportano l’utilizzo del traffico internet per varie finalità, privilegiando determinate comunicazioni elettroniche a discapito di altre”.

“Entrambe le proposte legislative” – ha spiegato il sen. Baldini nella propria relazione – “individuano nella salvaguardia del principio di neutralità della rete il presupposto indispensabile per la diffusione e lo sviluppo delle più avanzate tecnologie della conoscenza e dell’informazione, finalità che il disegno di legge n. 1710 punta a perseguire anche attraverso la promozione del software aperto.

Il recentissimo disegno di legge presentato dal sen. Butti, inoltre, prevede che “entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge [data, allo stato, impossibile da prevedere ma non certo vicina, ndr] il ministro dello sviluppo economico, tenendo anche conto dei piani di investimento degli operatori privati, adotta con proprio decreto, d’intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie, un programma triennale per lo sviluppo e la diffusione sul territorio della connettività a banda largae che “il programma… realizza la finalità di cui al comma medesimo attraverso la rimozione delle carenze infrastrutturali del Paese e la realizzazione di un più efficace coordinamento fra interventi dei privati e contributo pubblico”.

“Agli oneri derivanti dall’attuazione” del disegno di legge si dovrebbe provvedere – stando a quanto previsto all’art. 7 – con un contributo di 50 milioni di euro all’anno per i successivi tre “mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle finanze per l’anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dello Sviluppo economico”.

Centocinquanta milioni di euro in tre anni son decisamente pochini per sperare di colmare il digital divide italiano e, a parte questo, se si pensa che il disegno di legge Vita-Vimercati è stato presentato al Senato nel luglio del 2009 e ci son voluti quasi due anni perché ne venisse avviato l’esame con una seduta di venti minuti, riesce difficile credere che il Parlamento abbia davvero intenzione di occuparsi di net neutrality e diffusione della banda larga nel Paese.

Fonte IlFattoQuotidiano

Dopo la gaffe, il Governo torna nuovamente sulla questione del Wi-Fi. Mercoledì si era espresso in merito il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, interrogato da Linda Lanzillotta alla Camera sull’effettività delle misure adottate dopo l’abolizione di alcuni commi della Legge Pisanu, e aveva erroneamente affermato che il Wi-Fi è stato reso libero e gratuito dal Governo.

La modifica introdotta dal Governo con il decreto Milleproroghe a fine dicembre prevede invece esclusivamente che le connessioni senza fili non siano più soggette alla necessità di identificazione e di monitoraggio del traffico per ragioni legate alla sicurezza interna del paese. Nel periodo di conversione in legge del decreto, sessanta giorni dalla data di approvazione, il testo può essere rivisto e ritoccato con eventuali emendamenti.

Inizialmente il Governo aveva manifestato l’intenzione di dare al ministero dell’Interno la possibilità di segnalare particolari situazioni in cui si sarebbe dovuto procedere con l’identificazione degli utenti che utilizzano reti pubbliche senza fili.

Oggi, ha comunicato a Wired.it il responsabile Internet del Pdl Antonio Palmieri, l’esecutivo “ci ha ripensato e non procederà con alcun emendamento per non complicare la situazione”. Apprendiamo quindi che non verranno imposti controlli per ragioni di sicurezza nazionale. Il Wi-Fi pubblico rimane comunque soggetto alle regole contenute nel Codice delle Comunicazioni.

Fonte | Wired

L’ennesimo fallimento Italiano, il progetto WiFi Libero è durato nemmeno un mese, con un emendamento presentato dal Senatore Malan al disegno di legge di conversione del Milleproroghe, infatti, si affida al Ministero dell’Interno il compito di stabilire con un Decreto Ministeriale da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, le ipotesi nelle quali sarà necessario identificarsi prima di accedere ad una rete Wifi.

L’emendamento cita:

Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Ministro dell’interno, sentito Il Garante per la protezione dei dati personali, sono stabilite le ipotesi in cui si rende necessario il tracciamento di dati identificativi del dispositivo utente o la preventiva identificazione, anche indiretta, dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate, ovvero punti di accesso pubblici a tecnologia senza fili, per accedere alla rete internet.

Sicuramente gli imprenditori che attivamente avevano investito per rendere il WiFi libero nei loro locali (Milano vede già attive diverse attività dal 1/01/2011) non saranno felici e se verrà ripristinata la necessità di identificare gli utenti dovranno investire ulteriori soldi in apparecchiature oppure smantellare ciò che avevano creato, sprecando soldi in un momento economicamente delicato.

Fonte | Wired

Del progetto WiFi Libero ve ne abbiamo già parlato in un nostro articolo dove ero particolarmente scettico sulla possibile abrogazione definitiva della legge Pisanu che impediva la diffusione di connettività wireless libere senza identificare ogni singolo utilizzatore.

Ma il governo Italiano questa volta mi ha personalmente sorpreso emanando un Decreto Legge che abroga definitivamente l’Articolo 7 del Decreto Pisanu ad eccezione del primo comma che richiede l’autorizzazione del questore per intraprendere un esercizio di Internet Point/Cafè.

Incrociando le dita che tale Decreto Legge venga convertito (nei previsti 60 giorni) in legge definitiva vi lascio, dopo il salto, con un interessante articolo di Wired che soddisferà ogni vostra domanda…

Continua a leggere

I magistrati di Milano propongono una modifica di legge per dare strumenti alle forze dell’ordine.

Continua a leggere