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Infografica-Studenti-e-Internet

Voglio andare fuori tema per 30 secondi  mostrandomi un infografica che ritengo importante perché come sapete da sempre promuovo lo studio/letture per apprendere nuove nozioni sulla Sicurezza Informatica, questa infografica dedicata agli studenti è stata creata da Docsity e rappresenta in modo chiaro l’utilizzo di Internet per studiare. Sono riportate le regioni più attive, le fasce orarie di maggior studio e infine le materie più cercate! Bhe come saprete sono uno studente anche io, studente sicuramente atipico poichè la mia fascia oraria di studio 21-23 non è rappresentata!

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Il progetto Hacker High School ha l’intento di fornire materiali istruttivi sul mondo dell’Hacking partendo dalle basi dell’etica Hacker affrontando i principali argomenti.
L’obbiettivo è quello di formare gli utenti sul mondo della Sicurezza Informatica scoprendo le principali tematiche partendo da una corretta etica Hacker, passando dalle porte e servizi di rete per finire in un capitolo dedicato alla legislatura.

Il progetto vede il patrocinio della ISECOM e anche se è datato (2005) è ancora ad oggi un ottima guida per tutti gli aspiranti Hacker, la versione Italiana è stata realizzata grazie alla partecipazione di:

Raoul Chiesa, ISECOM
Doriano Azzena, centro CSAS del progetto Dschola IPSIA Castigliano – Asti
Sophia Danesino, centro CSAS del progetto Dschola ITIS Peano – Torino
Nadia Carpi, centro CSAS del progetto Dschola ITIS Peano – Torino
Fabrizio Sensibile, OPST&OPSA Trainer, @ Mediaservice.net Srl, Torino – ISECOM Authorized
Training Partner
Claudio Prono, @ Mediaservice.net Srl, Torino – ISECOM Authorized Training Partner

È possibile scaricare i dodici capitoli del manuale attraverso i seguenti link:

Lezione 01 – Essere un hacker 26-01-05
Lezione 02 – Windows e Linux 26-01-05
Lezione 03 – Porte e Protocolli 26-01-05
Lezione 04 – Servizi e Connessioni 26-01-05
Lezione 05 – Identicazione del Sistema 26-01-05
Lezione 06 – Malware (Virus, Trojan, etc.) 26-01-05
Lezione 07 – Analisi di un attacco 26-01-05
Lezione 08 – Digital Forensics “casalinga” 26-01-05
Lezione 09 – Sicurezza nell’E-mail e Privacy 27-01-05
Lezione 10 – Sicurezza Web e Privacy 24-07-06
Lezione 11 – Le Password 27-01-05
Lezione 12 – Internet: Legislazione ed Etica 31-07-06
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In queste video guide sviluppate da Kuroi89 è possibile vedere in azione SET (Social Engineering Toolkit) sulla distribuzione di Pen Testing BackBox, la guida ci spiega come ottenere le credenziali di un utente tramite un servizio di Social Network quale Facebook, Myspace, ecc ecc.

Questa utility può essere molto utile in ambito aziendale per poter verificare l’apprendimento dei corsi di Sicurezza Informatica, ad oggi sono molto in voga dato il crescente numero di informazioni confidenziali trasmessi su internet.

Continua a leggere

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Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, “La Notte della Rete“. Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita “ammazza-Internet” dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento.

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!
Per maggiori informazioni sull’iniziativa potete visitare il sito ufficiale!
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PAYPAL E POLIZIA DI STATO INSIEME

PER LA PROTEZIONE DELLO SHOPPING ONLINE

Milano, 14 giugno 2011 – Sicurezza in rete, tutela dei dati personali, protezione da frodi e rischi negli acquisti: temi “caldi” e particolarmente sentiti da chi utilizza Internet.

“Quello dei raggiri su Internet è un fenomeno del quale Polizia Postale e delle Comunicazioni si occupa costantemente”, afferma Antonio Apruzzese Direttore Polizia Postale e delle Comunicazioni. Nel 2010 sono state presentate 5.051 denunce da parte di utenti truffati, portando all’arresto di 285 persone e alla denuncia di 3.965 persone”.

Questi dati impongono di sensibilizzare le persone a un uso appropriato della Rete e PayPal, che investe molto sulla sicurezza delle transazioni e dei pagamenti, in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha realizzato una Guida all’e-commerce sicuro.

A conferma della necessità di educare a un e-commerce protetto, vi è anche il quadro d’insieme prospettato dall’Osservatorio eCommerce B2C per Shool of Management Politecnico di Milano di Netcomm, che evidenzia una crescente propensione all’utilizzo della Rete come strumento per gli acquisti. Dal 2009 al 2010, infatti, il valore complessivo degli acquisti online è cresciuto del 15% (da 5.772 a 6.659 milioni di euro).

La guida, che sarà disponibile sul sito di PayPal e di Polizia di Stato, offre alcuni utili consigli e pratici suggerimenti per muoversi tra i negozi online senza problemi, grazie alla sicurezza dei pagamenti.

Si tratta di consigli particolarmente utili all’avvicinarsi del periodo estivo quando, sempre secondo Polizia Postale e delle Comunicazioni, il fenomeno delle truffe sembra acutizzarsi, complice anche la ricerca di offerte a bassissimo costo per le tanto attese vacanze.

Del resto, che la scelta di acquistare in rete sia legata anche alla possibilità di ottenere risparmi, oltre che alla comodità, non è una sorpresa: alcune ricerche confermano che il modello dell’acquisto di impulso legato a offerte speciali, ad esempio stock limitati o con prezzi scontati per un tempo definito, si è diffuso ed è proposto ormai da molti attori dell’e-commerce anche per i servizi.

“I consumatori – ma anche le aziende – devono poter usufruire dei vantaggi di Internet per le proprie attività quotidiane, indipendentemente dal proprio livello di informatizzazione”, afferma Luca Cassina, Country Manager Italia di PayPal. “Nonostante i casi di truffe la stragrande maggioranza degli acquirenti online continua con sicurezza ad affidarsi alla Rete per gli acquisti, e oltre a fornire loro un sistema di pagamento protetto e sicuro, il nostro obiettivo è anche aiutare chi non è esperto a comprare in Italia e all’estero in totale tranquillità. Per questo motivo abbiamo chiesto il supporto di Polizia Postale e delle Comunicazioni, che ha dato un contributo prezioso a questa campagna informativa. La nostra guida aiuterà i navigatori, occasionali o assidui, a sentirsi più confidenti in occasione del loro prossimo acquisto”.

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Con molto piacere vi riporto un articolo di Kn0t pubblicato recentemente sul suo blog il quale parla della privacy su internet nell’attuale era multimediale:

Oggi voglio trattare un argomento che mi preme abbastanza. Come sicuramente saprete, uno dei più grandi diritti umani, è la riservatezza, la privacy, qualcosa a cui nessuno vorrebbe mai rinunciare per la propria tranquillità. Internet ha reso la difesa della propria privacy un intento molto più arduo. Esistono siti che monitorano continuamente le nostre azioni, le nostre ricerche, altri siti che si prendono tutte le informazioni personali possibili (esempio: foursquare, facebook, ..) e se le tengono in eterno. Altri siti salvano le nostre credenziali, le nostre password, e grandissime agenzie come Microsoft ed Apple trovano divertente tracciare la nostra posizione sul pianeta tramite GPS per pura libido personale, mentre Google fa tranquillamente wardriving con la scusa di raccogliere immagini per Google Street. Wow, non credevo che andare in giro per le strade comprendesse anche l’uso di airodump-ng e company, e ve lo dice uno che fa wardriving abbastanza spesso, ma senza nascondersi dietro scuse ridicole. Poi ci sono i siti che ti permettono di trovare praticamente di tutto su tutti: nomi, cognomi, vie, numeri di telefono, e se cerchi bene, puoi trovare anche la tomba o la lapide di una determinata persona (i webmaster di oggi hanno molta fantasia). Questa è la premessa molto generale che vuole farvi capire quanto il nostro diritto alla privacy stia andando lentamente a puttane senza che nessuno faccia nulla. E i nostri nemici sono proprio quelli più vicini a noi, non si tratta di hackers o crackers spregiudicati. Eccovi la lista degli indagati:

Apple

In questi giorni, come alcuni di voi sapranno, si è scatenata una vera e propria tempesta intorno alla Apple, che è stata accusata di geolocalizzare gli user di iPad e iPhone (la faccenda è stata chiamata “LocationGate”). Da quanto ho capito, le piattaforme della Apple, scriverebbero delle variabili relative alla posizione sul globo dell’apparecchio in un file chiamato “consolidated.db”, con la scusa di creare un database delle posizioni delle reti Wi-Fi  in modo da rendere la connessione più immediata che con il solito sistema del GPS (Global Positioning System). Il file però, nonostante non finisca alla Apple (sembrerebbe), non è cifrato, ergo vi lascio immaginare. Quindi l’hanno fatto per voi! Per aumentare la velocità di connessione del vostro apparecchio! Non per farsi i cazzi vostri! Assolutamente! Certo, è un po’ strano che non vi abbiano avvertiti, cari utenti, ma si sa, queste grandi agenzie sono un pochino distratte. Infatti, i dettagli tecnici non sono stati spiegati, tutt’altro, sono stati quasi del tutto tralasciati (e poi si incazzano se qualcuno reversa qualche codice :D ). La cosa che però salta all’occhio, è che questo piccolo file, tiene i logs delle posizioni e quant’altro, per oltre un anno. La Apple ha definito questo un “bug” che sarà fixato al prossimo rilascio di iOS (mmh..). I cambiamenti che sarebbero apportati al sistema sarebbero i seguenti:

  • I logs non durano più di 7 giorni.
  • Niente backup della cache.
  • Rimozione di cache e logs vari in caso l’utente decida di non partecipare a questa “localizzazione di massa” (bisognerà vedere se la Apple informerà dovutamente i suoi utenti riguardo questa terza opzione).

Insomma, una bella retromarcia, e una arrampicata di specchi da “cazzo, mi hai sgamato; uhm, è solo un bug dei nostri pochi, disattenti e inesperti programmatori, fixeremo asap”, LOL. Apple, sei un po’ birichina, ma la concorrenza non è da meno. Ricordiamo inoltre la temibile arrampicata di specchi di Steve Jobs: “iOS non logga la vostra posizione! Android e Microsoft vi spiano!”. Uh, un po’ di gente a casaccio eh? Ma adesso arriviamo anche a loro.

Microsoft

Anche Microsoft non si comporta bene con la privacy dell’utente, e ora vediamo perché. Tempo fa era già stata accusata di spiare nel vero senso della parola le azioni dell’utente nel web, utilizzando Internet Explorer. Tutto in modo più o meno burocraticamente lecito (avete presente quei testi iper-lunghissimi e noiosi che in genere sono affiancati ai tastini “Accetto” e “Non accetto”? In genere contengono fregature di questo tipo, in breve potrei farvi accettare di vendermi il vostro cane in cambio di due ovetti Kinder, se lo piazzassi in un testo di millemila righe, in una frase sperduta da qualche parte in qualche paragrafo zeppo di nomi astrusi e complicati.). Ma non era di questo che volevo parlarvi. Ora vanno di moda gli Smartphone (che io non apprezzo: i computer sono i computer, e i telefoni sono i telefoni, accidenti!), e dato il grande successo degli apparecchi made by Apple, Microsoft ha deciso di dire la sua a riguardo pubblicando diversi smartphone con Windows 7 installato. E indovinate un po’? La faccenda sembra la stessa che per Apple, se non fosse che i dettagli tecnici sono vagamente diversi (ma si mettono d’accordo per fare queste stronzate, o hanno una specie di cervello sincronizzato per le idiozie?). La Microsoft ha dichiarato che “il sistema trasmette l’indirizzo MAC dell’AP Wi-Fi, ma non l’ESSID (il nome, motivo? dunno). Trasmette anche la potenza del segnale, una ID univoca random (che scade dopo X tempo), lo status del GPS (on, off), la posizione geografica e altra roba..”. Tutto ovviamente detto con un grande tono di sufficienza mettendo in primo piano il fatto che Windows Phone 7 non conserva dei logs riguardanti la posizione del dispositivo. Uh! Grazie Microsoft! Ora si che la mia privacy è al sicuro! Soprattutto con tutti i miei dati nei tuoi server! Grazie Microsoft, grazie tante. È vero che moltissimi smartphone offrono servizi GPS-related, e che Windows Phone 7 esplicita la possibilità di disattivare il posizionamento globale (che credo proprio sia attivo di default, guardacaso). Però c’è anche da sapere che i logs delle posizioni più recenti vengono mantenuti, a scapito sempre della vostra privacy. #sapevatelo. Ancora non si sa molto sulla questione, ma quello che si sa mi lascia perplesso as fuck.

Google

A “salvare” Google, c’è la difesa di quest’ultimo che specifica che “tutte le comunicazioni relative alla posizione nel globo sono inviate solo se confermate dall’utente che viene ogni volta avvertito, ed è in grado di accettare o rifiutare l’invio dei dati, che comunque viene anonimizzato e reso inconducibile ad un singolo utente”. Bravi. Se non fosse per le vecchie storielle che riguardano proprio Big G:

Storiella numero uno: c’era una volta un piccolo motore di ricerca fondato da due ragazzi volenterosi, che estendendosi negli anni è rimasto in principio un semplice motore di ricerca, che si limita ad indicizzare i siti web e renderli disponibili per chi cerca (Kn0t ringrazia). Poi però s’è espanso parecchio, s’è formato un team più grande e sono nati tanti altri progetti: gmail, docs, picasaweb, calendar, notebook, gtalk, adsense, adwords, maps, translate, goo.gl, etc… Tutti chiaramente riuniti da una grande caratteristica: un account solo e la possibilità di tenere dei logs per tutto quanto, soprattutto il motore di ricerca. Tanto per farvi capire la gravità della cosa, tanto (tanto, tanto), tempo fa, Kn0t ownò l’account di Gmail di un noto lamerozzo (se spremete le meningi riuscite anche a capire di chi parlo :P ),  e fu molto gratificante scoprire che le maggiori ricerche effettuate (salvate sulla cronologia dell’account Google) erano cose tipo “la bellezza non è tutto”, “simpsons porn”, “chat sex” ed il proprio nome per autoindicizzarsi su Big G (SEO for 1d1075?). Ma alla luce di questo, a Kn0t sorge una domanda: che senso ha tenere dei logs all’interno dei server di Google, solo per le ricerche e le mail effettuate con i servizi di Google, se un qualsiasi browser può fare questo e molto di più? Mistero della fede.

Storiella numero due: C’era una volta un piccolo motore di ricerca… vabbè, l’ho già detto. Il piccolo motore crea Google Maps, un ottimo sistema che crea tramite dei satelliti una mappa del mondo visitabile dallo spazio ad altissimi livelli di zoom, includendo molti tipi di vista, e creando una sorta di stradario. Qualcosa di terribilmente utile. Poi, per abbellire il progetto, viene lanciato Street View, qualcosa che permette di visitare le strade di moltissime città nel mondo esattamente come se stessi passeggiando di lì, con la visuale in prima persona orientabile a 360°. Questi dati sono stati raccolti andando in giro con macchine del genere:

Come potete vedere sopra montano una telecamera ed altri marchingegni, sono famose nel web per aver ricevuto numerose multe, e per aver investito alcuni animali durante i loro tragitti per il mondo. Complimenti. Eccetto la telecamera a 360° e il paraurti chiodato uccidi-cerbiatti rigorosamente Copyright 2011, la macchina monta dei piccoli apparecchi wireless capaci di rilevare le reti. Da me si chiama wardriving, e sempre da me è illegale. In sintesi mentre queste macchine se ne vanno sfrecciando in giro a fare foto/filmati e a uccidere animali (Kn0t sottolinea di nuovo), raccolgono anche informazioni sulle reti wireless che capitano a tiro. E il problema sorge per quelli che hanno una rete aperta (pensate un po’.. ;) ).

Insomma, a chi importa qualcosa della nostra privacy? Sembrerebbe a nessuno. Persino Google Chrome oramai sembrerebbe tracciare alcune informazioni (accusa lanciata da Microsoft). La cosa divertente è che questi tre “colossi” si accusano a vicenda di fare cose che alla fine fanno tutti e tre. Invece che “il bue che da del cornuto all’asino”, “tre buoi che si danno dei cornuti a vicenda”.

Other stuff?

Oramai sorgono servizi che ingannano il 90% degli utenti. Esempio lampante: Facebook. È utile, tu ti registri, dai loro il tuo nome, cognome, residenza, scrivi praticamente tutto quello che fai, mostri al mondo le tue conoscenze e le persone/i luoghi che frequenti, e non puoi cancellare tutto questo per semplice motivo di clausola (che non hai letto). u’v3 b33n 43v3r 0wnd by M4rk Zuck3rb3rghz h4ck t34m! Altro fenomeno che non mi piace per niente, Foursquare. Un sito dove praticamente guadagni punti o cose simili dicendo al mondo dove ti trovi. Mi trovo a Piazza di Spagna? Apro il mio dispositivo mobile e pubblico: Ore 11:50 del 28 Aprile 2011, Kn0t è a Piazza di Spagna, Roma. C’è gente che si registra a servizi simili e poi si lamenta se Apple, Google o Microsoft tracciano la loro posizione, big lolz. La grande differenza a livello di cervello umano si trova nel fatto che, se Apple ti traccia di nascosto senza dirtelo, si è comportata male, se invece un sito ti convince a tracciarti da solo perché è divertente, socialmente utile e ha uno scopo a livello ludico, allora si, è giusto. /me è perplesso assai. E di servizi simili ce ne sono a bizzeffe, se devo stare qui ad elencare finiamo nel 2012, e poi questo articolo non lo legge nessuno. Invece no, cazzo, dovete leggerlo. E tu, se stai leggendo qui, e stai leggendo qui perché hai letto tutto senza provare un profondo senso di noia o un profondo senso di “cazzo quanto è complottista Kn0t”, ti stimo. Probabilmente hai cervello, dal mio umile e arrogante punto di vista (:D).

E niente, volevo dirvi questo. Non siamo al sicuro, la nostra privacy non è al sicuro. Il mondo dovrebbe cambiare radicalmente per modificare le cose, ma non lo farà, ne questo post aiuterà più di tanto il cambiamento, spero solo di avervi fatto riflettere. La soluzione è abituarsi a questi coglioni, e tenere gli occhi aperti. Scusate il linguaggio rude per tutta la lunghezza del post  e le precedenti 1861 parole.

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Ho sempre provato di evitare gli argomenti politici su questo Blog perché li ritengo non in linea con i contenuti qui descritti, ma questa volta sono sicuro di fare cosa gradita a tutti quanti nell’annunciarvi che l’Agcom potrebbe votare una regolamentazione che censurerebbe internet definitivamente.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) è un’autorità amministrativa indipendente di nomina politica potrebbe rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.

Vi chiedo pertanto di unirvi a me e votare le petizioni proposte da:

  • Avaaz
  • e-Policy (Campagna di Agorà Digitale, Altroconsumo e altre associazioni)

Infine vi invito a leggere l’articolo della Repubblica per capire al meglio l’argomento.

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Quello che si sta verificando in Egitto e’ il primo black-out globale di Internet e della telefonia cellulare mai registrato finora in un Paese. E’ quanto rilevano alcuni esperti di sicurezza informatica commentando quanto sta avvenendo in queste ore in Egitto.

”E’ la prima volta che accade un blocco globale di questo tipo”, ha detto Raoul Chiesa, membro dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa) e del comitato direttivo dell’ Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit).

Un altro esperto ha osservato che sono stati bloccati anche i siti delle universita’, di solito i piu’ protetti e collegati alla rete ad alta velocita’ Eumedconnect 2 che connette l’Europa ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Bloccare cosi’ rapidamente la possibilita’ di utilizzare Internet e’ possibile, secondo gli esperti, ”solo se a livello governativo si agisce a livello di router”, ossia del dispositivo di rete che si occupa di instradare i pacchetti informativi.

Fonte | Ansa

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Tutti i numeri del web: 1,73 miliardi di utenti, 247 miliardi di e-mail al giorno (200 miliardi solo di spam), 126 milioni di blog. Da vedere.

Fonte

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