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In prossimità alla Pasqua Cristiana vorrei proporvi un recente articolo pubblicato da Repubblica, tratto dalla Civiltà Cattolica, nel quale viene intervistato padre Antonio Spadaro sul pensiero cristiano degli Hacker. Il monto cattolico si afferma particolarmente attento allo sviluppo delle comunità Hacker considerandole molto vicine all’ideologia cristiana e in ferma contrapposizione a quella Cracker, “hackers build things, crackers break them“.

ROMA – “Ormai è convinzione comune che gli hacker siano sabotatori, se non veri e propri criminali informatici. Parlare di etica hacker può allora suonare persino ironico”. In un articolo dal titolo “Etica hacker e visione cristiana” che appare sul nuovo fascicolo della “Civiltà Cattolica”, l’autorevole rivista quindicinale della Compagnia di Gesù, si cerca di fare chiarezza sulla storia degli hacker, la loro vera identità e la loro ‘filosofia’.

Così padre Antonio Spadaro, critico letterario e specialista di nuove tecnologie informatiche per conto della redazione del periodico gesuita, le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, distingue gli hacker chiaramente dai cracker, operatori di illegalità. Indagando i modelli di vita e di ricerca intellettuale hacker, fondati sulla creatività e la condivisione, padre Spadaro ne discute la compatibilità con una visione cristiana della vita.

“Senza paragonare indebitamente comunità hacker e comunità cristiana – sostiene padre Spadaro – i cristiani e gli hacker oggi, in un mondo votato alla logica del profitto, hanno comunque molto da darsi, come dimostra del resto anche l’esperienza degli hacker che fanno della loro fede un impulso del loro lavoro creativo”.

Il termine hacker, ricorda il gesuita Spadaro, è ormai entrato nel vocabolario comune grazie al fatto che giornali e televisioni, ma anche film e romanzi, lo hanno diffuso ampiamente riferendolo a un’ampia serie di fenomeni quale violazione di segreti, di codici e password, di sistemi informatici protetti e così via.

Nel caso di Wikileaks si è addirittura parlato di “hacker all’attacco del mondo”, identificando in Julian Paul Assange, il suo fondatore, l'”hacker incendiario del web”. In generale, dunque, si legge nell’articolo della “Civiltà Cattolica” si è imposto “il luogo comune per cui il termine hacker viene associato a persone molto esperte nel riuscire a entrare in siti protetti e a sabotarli o, addirittura, a veri e propri criminali informatici”.
Parlare di etica hacker “può allora suonare persino ironico”.

Perché allora se ne occupa la seriosissima rivista della Compagnia di Gesù? Sebbene ormai i media abbiamo imposto questa immagine degli hacker, in realtà i cosiddetti “pirati informatici” hanno un altro nome: cracker. Il termine hacker invece di per sé individua una figura molto più complessa e costruttiva, argomenta padre Spadaro.

“Gli hackers costruiscono le cose, i crackers le rompono (hackers build things, crackers break them)”, afferma una delle citazioni riportate nell’articolo della “Civiltà Cattolica”. Hacker dunque è colui, spiega la rivista dei Gesuiti, che “si impegna ad affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte nei propri ambiti d’interesse”.

Per lo più il termine hacker si riferisce a esperti di informatica, ma di per sé, sostiene padre Spadaro “può essere esteso a persone che vivono in maniera creativa molti altri aspetti della loro vita”.

“Quella hacker è, insomma, una sorta di ‘filosofia’ di vita, di atteggiamento esistenziale, giocoso e impegnato, che spinge alla creatività e alla condivisione, opponendosi ai modelli di controllo, competizione e proprietà privata. Intuiamo dunque come parlando in modo proprio degli hacker – aggiunge il gesuita – siamo di fronte non a problemi di ordine penale, ma a una visione del lavoro umano, della conoscenza e della vita. Essa pone interrogativi e sfide quanto mai attuali”.

Non è difficile, pertanto, sostiene l’articolo della “Civiltà Cattolica”, riconoscere l’intuizione di una “vita beata” nel codice genetico della visione hacker della vita, l’intuizione che l’essere umano è chiamato a “un’altra vita, a una realizzazione piena e compiuta della propria umanità”.

Scrive sempre padre Spadaro: “Ovviamente l’hacker non è l’uomo dell’ozio e del dolce far niente. Al contrario è molto attivo, persegue le proprie passioni e vive di uno sforzo creativo e di una conoscenza che non ha mai fine. Tuttavia sa che la sua umanità non si realizza in un tempo organizzato rigidamente, ma nel ritmo flessibile di una creatività che deve diventare la misura di un lavoro veramente umano, quello che meglio corrisponde alla natura dell’uomo. Tom Pittman più volte si è espresso sull’illogicità dell’ateismo e si è professato cristiano, ma anche altre esperienze dimostrano che tra fede ed etica hacker si possono creare sintonie”.

“Ad esempio – aggiunge – il linguaggio di programmazione Perl, creato nel 1987 dall’hacker Larry Wall, cristiano evangelico, è sì l’acronimo di Practical Extraction and Report Language ma in origine si chiamava Pearl e deve il suo nome alla ‘perla di gran valore’ trovata la quale un mercante vende tutto pur di comprarla, come racconta il Vangelo di Matteo”. Conclude padre Spadaro: “Una tale etica hacker può acquistare persino risonanze profetiche per il mondo d’oggi votato alla logica del profitto, per ricordare che il cuore umano anela a un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi”.

Fonte| La Repubblica

Un interessante puntata di Domenica 10 Aprile 2011 di Report punta il dito sul Web 2.0 mettendo nel mirino Facebook e le sue politiche della Privacy ma sono stati coinvolti nel servizio altri grandi nomi come Twitter, Google e Wikipedia.

Particolarmente importante la fase finale nel servizio dove di parla inizialmente di Spam e violazione delle leggi sulla Privacy ma anche della recente delibera dell’AGCOM ed infine di Wikileaks, da non trascurare la corretta distinzione tra il termine Hacker e Cracker durante tutta la puntata.

L’economia del cyber-crimine è sempre più in ascesa, perché per ricevere notizie e dettagli su una carta di credito piuttosto che su una PayPal non è difficilissimo dato che l’offerta di questo tipo di servizi illegali è sempre più varia, sofisticata e quasi imprenditoriale.

Qualsiasi azione nel mercato illegale della criminalità informatica è possibile: bisogna entrare nei “giri giusti”, forum o anche solo Facebook o Twitter.

Panda Security, società specializzata in sicurezza, ha eseguito uno studio intitolato “The cyber-crime black-market: Uncovered”, scaricabile come pdf dal sito di Panda, che ci apre gli occhi sulla malavita digitale, a cominciare dai tariffari: i dettagli di una carta di credito possono costare dai 2 ai 90 dollari e per entrare in un account PayPal ce ne vogliono 10, ma per le credenziali bancarie bisogna spendere di più, si va dagli 80 ai 700 dollari.

Se si volesse usare una finta piattaforma di pagamento lo si ottiene per una cifra compresa tra gli 80 e i 1500 dollari.

Vige, come in ogni mercato, la regola “soddisfatti o rimborsati”, infatti i beni comprati e che si sono rivelati infruttiferi sono scambiati con altri funzionanti.

Dato che si sta discutendo di un settore di una certa complessità, anche le persone che lavorano sono rivestite delle più varie professionalità. Programmatori, che creano i software maligni e li usano, distributori, che vendono i dati e le informazioni acquisite, e gli esperti di IT che lavorano affinchè l’infrastruttura tecnologica sia sempre in perfetta sintonia con le aspettative del cliente.

Il numero di malware è in crescente aumento e il rapporto sottolinea che tutti possono essere oggetto di intenzioni non benevole.

Fonte | Data Manager

Wired,

nota rivista mensile statunitense ha intervistato in Italia un Cracker ed ha riportato integralmente l’intervista su Wired Italia.

L’intervista la ritengo un plus da leggere quando si hanno due minuti per ridere, insomma nulla di nuovo…il mondo dei Cracker, dei possessori di BotNet si conosce…ogni giorno ci si sveglia con il pericolo di avere la Postale in casa ed un processo a proprio carico.

Il ragazzo dice che è il suo unico sistema di sostentamento ma forse non conosce quanto gli costerebbe una causa legale per difendersi dai reati che dice di commettere.

Dopo il salto l’intervista integrale…

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I software Adobe sono diventati il primo obiettivo di hacker e virus writer: lo rivela il nuovo rapporto pubblicato da Kaspersky Lab. Quasi la metà di tutti gli attacchi rilevati nel primo trimestre del 2010 è riconducibile a exploit su software Adobe: i più colpiti sono gli utenti che non hanno ancora installato gli aggiornamenti rilasciati da Adobe.

Nei primi 3 mesi del 2010 i software Adobe sono diventati l’obiettivo numero uno di hacker e virus writer: lo rivela il nuovo rapporto sulla sicurezza pubblicato da Kaspersky Lab. La multinazionale specializzata nella sicurezza informatica indica tra gli attacchi più diffusi la famiglia Exploit.Win32.Pdfka che sfrutta vulnerabilità di Adobe Reader e Adobe Acrobat: da sola copre il 42,97% di tutti gli exploit in circolazione.

Kaspersky rileva che se agli exploit appena citati si aggiunge anche la famiglia Exploit.Win32.Pidief si raggiunge una percentuale del 47,5%, pari a quasi la metà di tutti gli exploit rilevati. In entrambi i casi gli attacchi vengono lanciati con l’apertura di documenti PDF che contengono Javascript: all’insaputa degli utenti questi programma scaricano e lanciano altre applicazioni malware dal Web.

La grande diffusione dei software Adobe e la natura multipiattaforma sono i fattori che hanno attirato l’attenzione di hacker e virus writer, in ogni caso gran parte degli exploit risulta possibile perché gli utenti non aggiornano i software Adobe installati sui propri sistemi. In alcuni casi le vulnerabilità sfruttate dagli attacchi sono state risolte da Adobe con una patch rilasciata 3 anni fa e non ancora adottata da numerosi utenti. Per questa ragione Adobe ha varato dallo scorso 13 aprile un sistema automatico di aggiornamento che lavora in background.

Infine Kaspersky segnala le prime dieci vulnerabilità più diffuse rilevate nel primo trimestre del 2010: tre all’interno dei software Adobe, sei sono state trovate nei prodotti Microsoft, ed una è stata trovata in un prodotto Sun.  La versione integrale del report di sicurezza di Kaspersky è disponibile a partire da questa pagina del sito ufficiale.

Fonte

Hackers Wanted probabilmente sarebbe stato il primo Film Documentario a distinguere la differenza tra Cracker, Lamer e Hacker infatti ad oggi gli utenti non sanno distinguere un Cracker da un Hacker e viceversa.

Ma purtroppo Hacker Wanted, del regista Sam Bozzo, non verrà mai pubblicato a causa di mancati accordi con il produttore cinematografico. Nonostante ciò la pellicola è stata completamente realizzata ed è di facile reperibilità sui maggio canali p2p.

Noi intanto vi proponiamo il Trailer…