Pirateria Informatica, la GdF colpisce Acquirenti e Venditori!

La Guardia di Finanza ha sgominato una rete commerciale dedita alla vendita per corrispondenza di materiale pirata. Per la prima volta, sanzionati anche i consumatori.

Roma – Sanzioni per 23 milioni di euro inflitte nei confronti dei venditori, sequestrate 170 mila opere distribuite in modo illegale (materiale dal valore stimato di 3 milioni di euro), multe anche per 38 consumatori per un totale di 5.800 euro, da un minimo di 103 a circa mille euro. Due persone inoltre sono state denunciate per la detenzione di materiale pedopornografico, rinvenuto casualmente sui loro PC nel corso delle indagini per contraffazione.

Sono questi i risultati dell’Operazione Uncino, avviata nel dicembre del 2007 dai militari di Desenzano sul Garda in collaborazione con altre sei procure (incluse Milano, Perugia e Firenze), la Federazione contro la Pirateria Musicale (FPM), la Federazione Anti Pirateria Audiovisiva (FAPAV), la Business Software Alliance (BSA) e l’Associazione Editori Software Videoludico Italiana (AESVI).

La collaborazione così instaurata ha permesso di smantellare una rete commerciale di scambio e vendita illegale di materiale protetto da diritto d’autore che utilizzava un sistema di vendita online del materiale abusivo particolarmente complesso ed articolato, con ordinazioni gestite a mezzo connessioni mobile difficilmente rintracciabili ed email cifrate. La Guardia di Finanza è riuscita ad avere successo calando “un amo”, cioè infiltrandosi nel network e trovando un intermediario per la divulgazione illegale delle opere coperte da diritto d’autore (che andava dai software ai DVD, passando per videogame e file musicali).
L’operazione viene considerata di particolare rilevanza, oltre che per la portata e la durata (oltre due anni di indagine per le Fiamme Gialle), per il fatto che è la prima volta che in Italia sono stati multati anche gli acquirenti, in applicazione degli artt. 174 bis e ter della Legge 633 del 1941.

Inoltre, ha commentato Luca Vespignani, Segretario Generale di FPM, “è importante sottolineare il fatto che in questo caso il download abusivo da piattaforme p2p sia servito da fonte di approvvigionamento per un’attività illegale a scopo di lucro”. Sembrerebbe infatti che i contraffattori racimolassero le opere tramite le reti di file sharing, masterizzando poi i contenuti su supporti distribuiti anche via posta.

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