[Libro] Il web ci rende liberi?

Il web ci rende liberi?

Poter accedere a tutto lo scibile umano, comunicare e vedere immagini da ogni parte del mondo, avere informazioni e notizie da luoghi e persone a migliaia di chilometri di distanza mai visti ne’ conosciuti e’ un motivo di ricchezza? Ci rende effettivamente piu’ liberi? Oppure il fatto che esista il cosiddetto ‘Big Data’, una massa di informazioni che ci riguarda e che ‘traccia’ la nostra vita online ci rende succubi di un nuovo Grande Fratello? A queste domanda cerca di dare risposta il libro di Gianni Riotta, ‘Il web ci rende liberi?‘ (Passaggi Einaudi, pagg. 160 – Euro 18). Un dotto e originale saggio in cui Riotta fa un’analisi della rivoluzione di internet, mai cosi’ attuale in Italia come al tempo del MoVimento 5 Stelle. Il giornalista e scrittore cita numerosi esperti e filosofi, tra cui David Weinberger di cui illustra la tesi secondo cui il web e’ una sorta di ‘stanza intelligente’ dove “l’essere piu’ intelligente e’ la stanza stessa” (insieme di voci che si uniscono a creare un unicum virtuoso).

Una tesi a cui l’autore contrappone la critica di Jurgen Habermas, il filosofo che ha fondato la dottrina dell’opinione pubblica nelle democrazie di massa, secondo il quale “il web e’ isolamento e rumore di fondo: gli utenti si ritrovano a discutere tra loro in chat room affollate da gente che la pensa allo stesso modo e che non stimola affatto l’intelligenza, ma cava da ciascuno di noi il peggio, rancori, risentimenti, false opinioni radicate per sempre, pur davanti alla contraddizione della realta’”. Sul web le informazioni arrivano in quantita’ enorme, incontrollate e inarrestabili. C’e’ il rischio di venire sopraffatti da questa mole di ‘input’? E come districarsi da questa massa di notizie? La posizione di Riotta, su questo punto, e’ netta e ottimista. Il giornalista cita il fondatore di Twitter, Biz Stone: “Online i contenuti di informazione sono prodotti dall’1% degli utenti, distribuiti dal 9% e consumati dal 90%”. Quindi, spiega l’autore, il giornalismo professionale e’ – e restera’ – anima dell’informazione online. “Il numero di ‘citizens’, cittadini, che accede al lavoro di ‘journalist’ aumenta a dismisura ed e’ un bene – scrive Riotta – ma il ‘journalist citizen’, il professionista, non scomparira’”.

Poi si avventura in una considerazione altamente etica: “l’amore e il rispetto per i contenuti, e la loro evoluzione, salvera’ giornali e giornalisti online – si augura – la volgarita’ e il nichilismo per un pugno di clic, li perdera. Se vedete proliferare gallerie di foto soft porno su siti di informazione, e per il ripetersi di errori passati, l’illusione di un baratto con i pubblicitari”. L’esempio di liberta’ piu’ importante legato al web riguarda la primavera araba. Si e’ enfatizzato molto dell’importanza dei social network nel crollo dei regimi dittatoriali nordafricani. Ma la realta’ analizzata da Riotta e’ diversa. Per questo si rifa’ a Shruti Pandalai, analista dell’Institute for Defence Studies and Analyses (Idsa) di New Delhi che ha studiato i movimenti di protesta del mondo arabo: “I social media, Facebook, Twitter, YouTube, generano i contenuti, che poi la rete tv Al Jazeera mostra, inquadra nel contesto delle notizie e rilancia nel mondo”, spiega l’esperto.
Il web ottiene risonanza grazie alla tv.

Su questa inevitabile sinergia Tv-web viene citato anche il caso di Beppe Grillo, con una critica alla tesi di base del MoVimento 5 Stelle e alla pretesa di convogliare unicamente su internet la protesta.
“Online Grillo sta reinvestendo il patrimonio di fama ottenuta in tv – scrive Riotta – e lo alimenta con trovate brillanti come la nuotata attraverso lo stretto di Messina, rilanciata da YouTube. La convergenza e’ nel suo caso non di massa, come nella Primavera Araba, ma personale, risultando pero’ altrettanto affilata. Finche’ sara’ Grillo al timone del Movimento 5 Stelle andare in tv puo anche non servire”, ma se Grillo lasciasse la guida del movimento, andare in Tv diventerebbe una necessita’ per i nuovi dirigenti.

Fonte | Agi